L'Intarsio alla Maniera di Boulle

Il tipo di intarsio o marqueterie fatto con ottone e tartaruga disposti secondo un disegno complesso, il cui effetto decorativo è esaltato dal contrasto dei colori e dei materiali usati, viene associato al nome di André-Charles Boulle, maestro ebanista di Luigi XIV, il quale però, più che inventare, perfezionò questo tipo di tecnica.

Due lamine di uguale spessore, una in tartaruga o altro materiale corneo e una in metallo, venivano sovrapposte l'una all'altra e l'insieme veniva poi tagliato seguendo i contorni di un disegno, precedentemente studiato ed eseguito, fissato sulla lamina superiore: si ottenevano così, da ogni pezzo, due parti identiche, una in metallo e l'altra in tartaruga; sul fondo in tartaruga veniva poi inserita la decorazione in metallo e viceversa; i due pannelli decorati che si ricavavano con questo procedimento erano detti en pre mièrpartie nel primo caso, e en contrpartie nel secondo.

Rame, ottone o acciaio erano i metalli generalmente usati; tartaruga, al naturale o colorata con cinabro (e quindi rossa) o corno dipinto, in verde o qualche volta in blu, erano i materiali di contrasto; solo in casi eccezionali potevano es sere usati la madreperla o l'avorio.

Benché non vi sia una documentazione precisa su questo tipo di lavorazione e benché gli unici esempi di mobili in cui sia documentato l'intervento di Boulle siano due commodes conservate a Versailles, lavorate in ottone e tartaruga scura, i mobili lavorati a pannelli, alla maniera di Boulle, hanno avuto una fortuna ininterrotta dalla fine del Seicento a. tutto il Settecento, rinverdendo il loro successo, ovunque in Europa, verso la fine dell'Ottocento.

La tartaruga era, di fatto, carapace, o corazza, di tartaruga essiccato: gli esemplari più belli venivano dall'isola di Coiba nel Pacifico; si pensa che il carapace venisse spacca- to in grosse squame, che venivano poi sottoposte a bollitura per essere rese più flessibili, e infine inserite in una pressa fino all'essiccazione in modo che da esse si potesse ricavare un pannello piatto.

La parte inferiore del foglio di tartaruga, cioè quella destinata ad aderire alla struttura, veniva raschiata e qualche volta tinteggiata; solitamente tra il pannello e la 'carcassa' veniva interposto un foglio di carta che migliorava la tenuta contro la struttura; le congiunzioni tra un piallaccio e l'altro erano generalmente nascoste dal disegno, ma in alcuni casi è visibile una linea di unione, dritta o a serpentina. Una volta che i vari pezzi erano stati assemblati, le piccole fessure tra i due materiali, equivalenti allo spessore della lama della sega, venivano riempite con gomma lacca; con il progressivo affinarsi della tecnica, in particolare nel Settecento, e con l'uso di lame sempre più sottili, le fessure divennero sempre più esili, quasi invisibili.

Il processo di rifinitura comprendeva la limatura e la raschiatura della superficie nonché la sua lucidatura con abrasivi sempre più fini fino alla carbonella, il più fine di tutti. Il dettaglio decorativo finale era spesso lavoro dell'incisore, che su alcune parti incideva nel metallo o nella tartaruga i contorni di uccelli esotici, figure umane e arabe- schi: si tratta, però, di decorazioni spesso destinate ad attenuarsi o a scomparire col tempo e per l'usura.